BRUTTE SORPRESE PER CHI ANDRA’
IN PENSIONE DAL 1.1.2027
Il 2027 si annuncia come un anno abbastanza pesante per chi dovrà andare in pensione o conta di andarci.
Abbiamo già detto nei nostri precedenti Notiziari che la manovra di bilancio per il 2027 si presenta molto difficile e complessa a causa di una coperta molto corta e della esiguità delle risorse disponibili, il che lascia pensare che non ci sarà molto spazio per misure finalizzate a rendere possibilità l’uscita anticipata dal mondo del lavoro rispetto ai requisiti previsti dal 1.1.2027 (67 anni e 1 mese per la pensione di vecchiaia; 42 anni e 11 mesi – 1 anno in meno per le donne – per la pensione anticipata ordinaria), e di cui si è tanto parlato in questi mesi, anche da parte di esponenti del Governo.
Ricordiamo le proposte messe in campo: opzione uscita a 64 anni d’età estesa a tutti, oggi prevista solo per i c.d. “contributivi puri” assunti dal 1.1.1996; opzione uscita con 41 anni contributi, netto età anagrafica; modifica con meno limiti delle regole per la perequazione. Vedremo a breve quali saranno le scelte che l’Esecutivo farà, e che saranno recepite all’interno del Disegno Di Legge (DDL) sul bilancio 2027.
Ma, a fronte di quanto sopra detto, il nuova anno porterà problemi in più per chi andrà in pensione
Sappiamo già dell’aumento dell’età pensionabile, ma il 2027 porterà un ulteriore fardello negativo per coloro che andranno in pensione dal 1° gennaio p.v.: un assegno pensionistico più basso, fino al 2% a parità di contributi accumulati, rispetto a quello previsto sino ad oggi, e questo in ragione dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo (dunque, riguarda solo le pensioni contributive e la parte contributiva delle pensioni c.d. miste, quindi quasi tutti i pensionati della scuola)
Come noto, i coefficienti di trasformazione sono valori che concorrono al calcolo della pensione calcolata con metodo contributivo, in virtù dei quali l’ammontare dei contributi versati dal lavoratore nel corso della vita lavorativa viene trasformato nella pensione annua. Detti coefficienti variano in base all’età anagrafica del lavoratore nel momento in cui consegue la prestazione previdenziale, a partire dall’età di 57 anni fino ai 71 anni, e dunque maggiore è l’età del lavoratore, più elevati risulteranno anche i coefficienti di trasformazione.
Ebbene, è stato pubblicato il Decreto Direttoriale 16.10.2026 Ministero del Lavoro / MEF, qui allegato, che, in considerazione dell’aumento dell’età pensionabile dal 1.1.2027 sopra richiamato e dell’andamento effettivo del tasso di variazione del PIL di lungo periodo per come previsto dalla L. 335/1995, dispone l’adeguamento dal 1.1.2027 e per il biennio 2027-2028 dei coefficienti di trasformazione “nella misura indicata dalla tabella allegata allo stesso decreto”. Con quali effetti ci si chiederà? La risposta è semplice: con assegni pensionistici più bassi rispetto a oggi, a parità di contributi versati nel corso della vita lavorativa.
La tabella recata dal Decreto Direttoriale evidenzia come, rispetto al biennio in corso 2025-2026, i coefficienti di trasformazione per il biennio 2027-2028 diminuiscono a tutte le età, dai 57 ai 71 anni. A 62 anni si passa dal 4,795% al 4,204%, con una riduzione dell’assegno pensionistico dell’1,46%, pari ad una perdita annua rispetto a oggi di circa 140 € per un montante di 200mila €; a 64 anni si passa dal 5,088% al 5,009%, con una riduzione dell’assegno pensionistico dell’1,55 %, pari ad una perdita annua rispetto a oggi di circa 158 € per un montante di 200mila €; a 67 anni si passa dal 5,608% al 5,514%, con una riduzione dell’assegno pensionistico dell’1,68 %, pari ad una perdita annua rispetto a oggi di circa 188 € per un montante di 200mila € . A 71 anni si raggiunge il massimo di riduzione: -1,97%, quasi il 2%, circa 256 € all’anno (lordi).
Non proprio bruscolini, a ben vedere!
Dunque, a partire dal 2027, si andrà in pensione più tardi e con assegni più bassi, un vero trionfo per chi aveva annunciato di voler cancellare la legge Fornero e di voler far andare molto prima i lavoratori in pensione, non c’è che dire ci sono TANTISSIMI PINOCCHI IN QUESTO GOVERNO E AUMENTANO DI GIORNO IN GIORNO
Nel frattempo, preso atto degli avari risultati per il nostro Paese del Consiglio d’Europa della scorsa settimana, il Governo è alle prese con la messa a punto, con le poche risorse disponibili (23,5 mld €, di cui 14,4 mld vincolati a difesa ed energia), del DDL bilancio 2027, la cui approvazione in CdM slitterà di una settimana circa rispetto al previsto 20 ottobre. E di incontri con le Parti Sociali al momento non c’è proprio alcun sentore….
Il “modus operandi” di questo governo è quello di fare cassa sempre sui più deboli e sui lavoratori, lasciando inalterato le “ruberie” dei petrolieri, delle banche e assicurazioni, di chi porta capitali all’estero, di chi evade facilmente e con spudoratezza il fisco, con gli aumenti sempre sottaciuti per i parlamentari, etc etc.
MA NON E’ FINITA QUI !!!
Il Parlamento ha approvato il “Documento Programmatico di Finanza Pubblica” (DFPF) e la “Relazione sullo scostamento di Bilancio”.
Successivamente, nel pomeriggio dello stesso giorno, il Consiglio dei Ministri ha varato il DPB (Documento Programmatico di Bilancio), già inviato alla Commissione Europea, che di norma definisce lo scheletro, delineandone così le scelte essenziali della manovra di bilancio del prossimo anno.
Purtroppo, in questa occasione, così non è stato, e per una ragione ben precisa: siccome la coperta è allo stato molto corta e le risorse a disposizione molto scarse, il Governo è in attesa di risposta da parte di Bruxelles in merito alla ulteriore richiesta di flessibilità in ragione della forte crescita dell’inflazione in aggiunta ai 14,4 mld per spese di energia e difesa già chiesti via clausola di salvaguardia nazionale, motivo per cui, come recita il DPB pg.12, “la definizione puntuale degli interventi della manovra…terrà conto degli esiti delle interlocuzioni in corso con la Commissione europea sulla “migliore definizione” del perimetro della flessibilità”.
Dunque, per le difficoltà di cui sopra, il DPB reca solo enunciazioni di massima, anche se nello stesso documento a pg. 10 si legge che “il governo pone al centro della politica di bilancio la tutela del potere di acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili, nonché il sostegno alle imprese e gli investimenti”. Per questo, per conoscere scelte e misure concrete della manovra 2027, si dovrà attendere il varo da parte del CdM del DDL, previsto per il 20 p.v. ma che andrà oltre in attesa delle risposte dall’Europa.
Se questo è il contesto, non meraviglia che all’interno del DPB non si faccia menzione alcuna di scelte 2027 sulle pensioni. Allo stato dell’arte, non sono ancora noti i reali intendimenti del Governo, ma forse non li conosce neanche lo stesso Esecutivo a fronte di un quadro finanziario di riferimento non ancora definito.
Sappiamo che sono diverse le ipotesi di lavoro in campo: dal fondo previdenziale per i nuovi nati all’estensione a tutti della possibilità di uscita a 64 anni d’età, oggi prevista solo per i c.d. “contributivi puri” assunti dal 1.1.1996; dalla possibilità di uscita con 41 anni di servizio al netto dall’età anagrafica, alla rivisitazione un po’ meno penalizzante delle regole per la perequazione. Servono risorse, ma non ce ne sono!
Di queste, o altre, ipotesi non c’è dunque traccia nel DPB, come non c’è traccia alcuna di novità normative e impegni economici in materia di TFS, e questo nonostante il pronunciamento della Corte costituzionale che ha inviato il legislatore a intervenire entro il 14 gennaio p.v., data nella quale ne è prevista la riconvocazione per il definitivo pronunciamento.
A fronte di tutto ciò, dobbiamo assistere al silenzio assordante delle cosiddette OO.SS. RAPPRESENTATIVE che “continuano a gridare alla luna” ma siedono al tavolo trattando per la scuola la miseria dei rinnovi contrattuali e….udite udite…la conquista del miserevole “buono pasto” sventolato come la soluzione di tutti i mali della scuola !!!!
UNA AUTENTICA VERGOGNA !!!