L’espressione “figli e figliastri” significa voler evidenziare una disparità di trattamento, dove alcuni ricevono favori o attenzioni (figli) mentre altri sono trascurati o trattati con severità (figliastri). Metaforicamente, denuncia ingiustizie e discriminazioni all’interno di un gruppo o famiglia.
Ora, se abbiamo ben chiaro cosa si intende dire con detta espressione, non vi pare che la sottoscrizione dei nuovi contratti per il personale della scuola e della dirigenza scolastica, abbia realizzato appieno questa vera e propria ingiustizia e avvalorato il senso di frustrazione che investe il personale della scuola (tenuto conto del ruolo diretto e pregnante dei docenti nel processo formativo degli studenti) rispetto a quello (possiamo anche affermarlo, senza scandalizzare nessuno) più “servente del dirigente scolastico”?
Orbene, senza voler mortificare il pur importante ruolo del dirigente scolastico, riteniamo che i due ultimi contratti sottoscritti (ma anche quelli precedenti) rappresentano un vero e proprio vulnus per per il personale della scuola, accrescendo il divario fra chi svolge un ruolo più direttamente collegato a sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità da parte degli studenti e chi ha un ruolo “meno diretto” (se ci è consentito affermare) come quello della dirigenza scolastica, ormai più collegata e orientata a responsabilità amministrative e contabili (fra l’altro divise e condivise con l’ex direttore dei servizi generali ed amministrativi).
Due semplici calcoli, a nostra avviso, possono rendere chiara la situazione
Veniamo al rinnovo del contratto dei dirigenti scolastici.
Le voci contrattuali sono distinte in varie tipologie di componenti, per cui rende più articolato il calcolo, comunque, come sostiene una delle più rappresentative sigle sindacali, che da sempre si vanta di rappresentare e tutelare l’anello più debole dei lavoratori (operatori della scuola per esempio), questi sono gli incrementi reali
Lo stipendio tabellare annuo lordo aumenta di 2.990,00 euro e passa da 47.015,73 euro a 50.005,73 euro con i seguenti incrementi mensili lordi:
- per gli anni 2022 e 2023 aumenti corrispondenti alle anticipazioni economiche già erogate mensilmente;
- dal 1° gennaio 2024 un aumento di 230,00 euro, comprensivi delle anticipazioni già corrisposte;
- la retribuzione di posizione parte fissa annua lorda dal 1° gennaio 2024 aumenta di 1.170,00 euro e passa da 13.345,11 euro a 14.515,11 euro, con un incremento mensile lordo di 90,00 euro;
- Il Fondo unico nazionale (Fun) dal 1° gennaio 2024, che fa parte della retribuzione spettante in ragione della grandezza della scuola e del compenso per retribuzione di risultato (verifica dei risultati mai applicata per cui viene corrisposta a pioggia) viene incrementato stabilmente di 11 milioni lordo dipendente di cui 8.827.650,00 euro, utilizzati per l’incremento della retribuzione di posizione parte fissa e 2.172.350,00 euro per la retribuzione di risultato. In aggiunta ai suddetti aumenti il Fun viene inoltre incrementato dal 1° gennaio 2025 di 1.280.000,00 euro lordi annui corrispondenti allo 0,22% del monte salari 2021.
- Il contratto riconosce inoltre gli arretrati maturati dall’1 gennaio 2024: si tratta di una somma media di circa 5.800 euro per i dirigenti scolastici.
- Insomma, detto in soldoni, un aumento di circa il 9% per i dirigenti scolastici rispetto a circa il 5,7% a regime per il “restante” personale della scuola, quasi, se non il doppio !!!
Questa separazione contrattuale di addetti nello stesso sistema scuola è fuorviante e genera solo conflitti, mortificando le professionalità e la dedizione che docenti, amministrativi, tecnici e ausiliari dedicano quotidianamente agli studenti e alle famiglie, senza “smart working”, orari di lavoro “flessibilissimi”, etc.etc.
La separazione contrattuale tra il personale docente/ATA e i dirigenti scolastici ha avuto inizio con l’introduzione dell’autonomia scolastica e la creazione della qualifica dirigenziale, concretizzandosi con il pre-accordo del 17 ottobre 2001.
In tale data, i “Capi di Istituto” (presidi e direttori didattici) sono usciti dal comparto scuola per confluire nella V Area della Dirigenza. In questi 25 anni di separazione dei due contratti si è realizzata una differenza retributiva nella scuola ingiustificato e ingiustificabile.
Le richieste, e non vogliamo illuderci e illudere, anche se spesso vengono considerate velleitarie, si traducono in realtà ove ritenute giuste e si ha il coraggio e la forza di sostenerle, motivo per cui, chiedere che si ripristini un unico comparto di contrattazione per tutto il personale scolastico mira a superare l’attuale sperequazione tra docenti/ATA e dirigenti scolastici, uniformando la gestione delle relazioni sindacali e creando quella COMUNITA’ EDUCANTE ATTUALMENTE DIVISA E TRATTATA DIVERSAMENTE.
LA SCUOLA COME COMUNITA’, QUINDI, PASSA ATTRAVERSO UN UNICO COMPARTO DI CONTRATTAZIONE CHE RAGGRUPPI DIRIGENTI E PERSONALE DELLA SCUOLA.
CHIEDIAMO ALLE COSIDDETTE OO.SS. RAPPRESENTATIVE DELLA SCUOLA, QUELLE CHE FIRMANO I CONTRATTI E AL GOVERNO, SE SIETE D’ACCORDO O MENO E, SE NON LO SIETE, DITECI I MOTIVI E DITELO SOPRATTUTTO AL PERSONALE DOCENTE ED ATA.