RINNOVO CONTRATTO PERSONALE DELLA SCUOLA E DELLE DIRIGENZA SCOLASTICA: SI PUO’ AFFERMARE CHE IL GOVERNO FA “FIGLI E FIGLIASTRI”?

L’espressione  “figli e figliastri” significa voler evidenziare una disparità di trattamento, dove alcuni ricevono favori o attenzioni (figli) mentre altri sono trascurati o trattati con severità (figliastri). Metaforicamente, denuncia ingiustizie e discriminazioni all’interno di un gruppo o famiglia. 

Ora, se abbiamo ben chiaro cosa si intende dire con detta espressione, non vi pare che la sottoscrizione dei nuovi contratti per il personale della scuola e della dirigenza scolastica, abbia realizzato appieno questa vera e propria ingiustizia e avvalorato il senso di frustrazione che investe il personale della scuola (tenuto conto del ruolo diretto e pregnante dei docenti nel processo formativo degli studenti) rispetto a quello (possiamo anche affermarlo,  senza scandalizzare nessuno)  più “servente del dirigente scolastico”?

Orbene, senza voler mortificare  il pur importante ruolo del dirigente scolastico, riteniamo che i due ultimi contratti sottoscritti (ma anche quelli precedenti)  rappresentano un vero e proprio vulnus per per il personale della scuola, accrescendo il divario fra chi svolge un ruolo più direttamente collegato a sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità da parte degli studenti e chi ha un ruolo “meno diretto” (se ci è consentito affermare) come quello della dirigenza scolastica, ormai più collegata e orientata a responsabilità amministrative e contabili (fra l’altro divise e condivise con l’ex direttore dei servizi generali ed amministrativi).

Due semplici calcoli, a nostra avviso, possono rendere chiara la situazione

Il rinnovo del CCNL Istruzione comporta aumenti lordi medi mensili di circa 137 euro per oltre 1,3 milioni di lavoratori. Gli aumenti reali, attesi in busta paga, (attenzione lordi e diciamolo a chiare lettere lordi) tra luglio e fine 2026, variano da 110€ a 170 € per i docenti con, udite udite, almeno 35 anni di servizio, e circa 104€ per l’ATA.Ergo, l’astronomico aumento medio di circa 70/80 euro netto!!!!!

Veniamo al rinnovo del contratto dei dirigenti scolastici.

Le voci contrattuali sono distinte in varie tipologie di componenti, per cui rende più articolato il calcolo, comunque, come sostiene una delle più rappresentative sigle sindacali, che da sempre si vanta di rappresentare e tutelare l’anello più debole dei lavoratori (operatori della scuola per esempio), questi sono gli incrementi reali

Lo stipendio tabellare annuo lordo aumenta di 2.990,00 euro e passa da 47.015,73 euro a 50.005,73 euro con i seguenti incrementi mensili lordi:

  • per gli anni 2022 e 2023 aumenti corrispondenti alle anticipazioni economiche già erogate mensilmente;
  • dal 1° gennaio 2024 un aumento di 230,00 euro, comprensivi delle anticipazioni già corrisposte;
  • la retribuzione di posizione parte fissa annua lorda dal 1° gennaio 2024 aumenta di 1.170,00 euro e passa da 13.345,11 euro a 14.515,11 euro, con un incremento mensile lordo di 90,00 euro;
  • Il Fondo unico nazionale (Fun) dal 1° gennaio 2024, che fa parte della retribuzione spettante in ragione della grandezza della scuola e del compenso per retribuzione di risultato (verifica dei risultati mai applicata per cui viene corrisposta a pioggia)  viene incrementato stabilmente di 11 milioni lordo dipendente di cui 8.827.650,00 euro, utilizzati per l’incremento della retribuzione di posizione parte fissa e 2.172.350,00 euro per la retribuzione di risultato. In aggiunta ai suddetti aumenti il Fun viene inoltre incrementato dal 1° gennaio 2025 di 1.280.000,00 euro lordi annui corrispondenti allo 0,22% del monte salari 2021.
  • Il contratto riconosce inoltre gli arretrati maturati dall’1 gennaio 2024: si tratta di una somma media di circa 5.800 euro per i dirigenti scolastici.
  • Insomma, detto in soldoni, un aumento di circa il 9% per i dirigenti scolastici rispetto a circa il 5,7% a regime per il “restante” personale della scuola, quasi, se non il doppio !!!

Questa separazione contrattuale di addetti nello stesso sistema scuola è fuorviante e genera solo conflitti, mortificando le professionalità e la dedizione che docenti, amministrativi, tecnici e ausiliari dedicano quotidianamente agli studenti e alle famiglie, senza “smart working”, orari di lavoro “flessibilissimi”, etc.etc.

La separazione contrattuale tra il personale docente/ATA e i dirigenti scolastici ha avuto inizio con l’introduzione dell’autonomia scolastica e la creazione della qualifica dirigenziale, concretizzandosi con il pre-accordo del 17 ottobre 2001.

In tale data, i “Capi di Istituto” (presidi e direttori didattici) sono usciti dal comparto scuola per confluire nella V Area della Dirigenza.  In questi 25 anni di separazione dei due contratti  si è realizzata una differenza retributiva nella scuola ingiustificato e ingiustificabile. 

Bisogna ricordare a tutti che la scuola italiana è concepita come una comunità educante in cui il processo formativo è il risultato di un’azione sinergica e unitaria tra tutte le sue componenti, pur nella consapevolezza che i ruoli sono distinti e definiti da specifiche norme, ma resta fermo sempre che l’obiettivo finale è comune: il successo formativo degli studenti.
Questo il motivo per cui, siamo convinti sostenitori di una visione unitaria fra le varie componenti scolastiche che devono essere trattate congiuntamente  nella fase della gestione contrattuale del rapporto di lavoro (sotto l’aspetto giuridico ed economico)
Se i dirigenti scolastici assicurano la gestione unitaria dell’istituzione, ne hanno la rappresentanza legale e sono responsabili della gestione delle risorse finanziarie, strumentali e umane, guidando  la scuola verso obiettivi strategici, promuovendo l’innovazione e il coordinamento educativo, è pur vero che il personale docente è il  principale responsabile dell’attività didattica, formativa ed educativa, curando la progettazione curricolare e la valutazione degli alunni.  Dal canto suo, poi, il personale ATA (Amministrativo, Tecnico, Ausiliario): deve garantire il necessario e indispensabile supporto organizzativo, amministrativo e di vigilanza, rendendo possibile l’erogazione del servizio scolastico. Il loro ruolo, in questo senso, è fondamentale per la sicurezza e la funzionalità dei locali, oltre che per l’assistenza agli alunni, e per la cura e responsabilità amministrativa e contabile della scuola.
Quindi,  il dirigente dirige ed organizza, i docenti insegnano e  il personale ATA permette di insegnare: l’unitarietà del sistema è tutta qui, per cui una vera sinergia di queste diverse competenze professionali è indispensabile per la costruzione di un ambiente di apprendimento inclusivo e funzionale in un contesto di rispetto del lavoro di tutti indistintamente e trattamento economico, seppur differenziato ma che assicuri il 9% di aumento a tutte le componenti, fermo restando il recupero di 25 anni di mortificazioni per il personale docente ed ata.
Se quanto sopra evidenziato è condiviso non si VEDONO ALLORA I REALI MOTIVI CHE DETERMINANO NELLO STESSO COMPARTO SCUOLA DUE DIFFERENTI CONTRATTI CON SEMPRE CRESCENTI DIFFERENZIAZIONI RETRIBUTIVE FRA PERSONALE DOCENTE/ATA E DIRIGENZA SCOLASTICA. 

Le richieste, e non vogliamo illuderci e illudere, anche se spesso vengono considerate velleitarie,  si traducono  in realtà  ove ritenute giuste e si ha il coraggio e la forza di sostenerle, motivo per cui, chiedere che si ripristini un unico comparto di contrattazione per tutto il personale scolastico mira a superare l’attuale sperequazione tra docenti/ATA e dirigenti scolastici, uniformando la gestione delle relazioni sindacali e creando quella COMUNITA’ EDUCANTE ATTUALMENTE DIVISA E TRATTATA DIVERSAMENTE. 

LA SCUOLA COME COMUNITA’, QUINDI, PASSA ATTRAVERSO UN UNICO COMPARTO DI CONTRATTAZIONE CHE RAGGRUPPI DIRIGENTI E PERSONALE DELLA SCUOLA.

CHIEDIAMO ALLE COSIDDETTE OO.SS. RAPPRESENTATIVE DELLA SCUOLA, QUELLE CHE FIRMANO I CONTRATTI E AL GOVERNO, SE SIETE D’ACCORDO O MENO E, SE NON LO SIETE, DITECI I MOTIVI E DITELO SOPRATTUTTO AL PERSONALE DOCENTE ED ATA.