Il MIM ha emanato una nota con cui fornisce indicazioni in merito all’assegnazione delle verifiche in classe e dei compiti da svolgere in classe. La nota, inoltre, contiene indicazioni sull’uso del registro elettronico
Sulla nota, riceviamo e pubblichiamo, un commento che ci è pervenuto da un docente delle scuole statali.
La “finestra oraria” ignora la realtà della vita di un docente
I sindacati si concentrano sul diritto alla disconnessione contrattuale. Un docente, invece, guarda l’orologio della sua giornata reale.
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- Il punto di vista della cattedra: Dire a un insegnante che deve inserire i compiti tassativamente entro il termine delle lezioni significa pretendere che lo faccia durante la lezione stessa o nei 5 minuti di cambio turno, mentre raccoglie i libri, gestisce l’uscita dei ragazzi e si sposta di aula.
- Il lavoro sommerso: Molti docenti preferiscono inserire i compiti alle 17:00 semplicemente perché a quell’ora, a casa, hanno il silenzio e la concentrazione necessari per programmare con criterio. Vietare questa flessibilità non “libera” il docente, ma lo costringe a sottrarre tempo prezioso alla spiegazione in classe per usarlo a inserire dati a sistema, oppure lo costringe a una rincorsa ansiosa all’ultima campanella.
Il “Coordinamento delle Verifiche” e il ricatto del calendario
La nota chiede di non concentrare le verifiche, un principio sacrosanto che ogni buon docente già applica. Tuttavia, calata dall’alto, questa regola si scontra con la scarsità dei tempi della scuola.
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- Il blocco del calendario: In un quadrimestre, togliendo le festività, le assemblee, le gite e i progetti PON, le settimane utili per valutare sono pochissime. Se un Consiglio di Classe deve incastrare le verifiche di 10/12 materie diverse senza mai sovrapporsi, si crea un effetto “collo di bottiglia”.
- La paralisi didattica: Il rischio reale per il docente è di non trovare mai una data disponibile per la propria prova, finendo per dover rimandare le valutazioni a ridosso degli scrutini. Questo trasforma la programmazione in un gioco a incastri stressante, dove la priorità non è più “quando i ragazzi sono pronti”, ma “quando il tabellone elettronico è libero”.
La farsa del “Diario Cartaceo per decreto”
L’idea di imporre il diario cartaceo per deresponsabilizzare il registro elettronico denota una profonda distanza dalla realtà della Generazione Alpha.
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- La quotidianità in classe: Il docente si trova oggi a combattere contro la tendenza degli studenti a fotografare la lavagna con lo smartphone o a dire “tanto è sul registro”. Imporre il diario per circolare ministeriale non crea magicamente la competenza dell’organizzazione. Se lo studente non vuole scrivere, non scriverà.
- La doppia burocrazia: Per il docente, questo si traduce nel dover controllare anche che gli alunni abbiano scritto sul diario, sdoppiando di fatto il proprio lavoro di vigilanza: prima dettare sul diario, poi scrivere sul registro elettronico. Un paradosso burocratico che aumenta il carico di lavoro anziché alleggerirlo.
In conclusione: la sfiducia nella professionalità docente
Il vero nodo che un insegnante avverte in questa nota è un profondo senso di sfiducia nella propria autonomia e maturità professionale.
L’idea che serva un Ministero a stabilire l’ora esatta in cui un professionista dell’educazione può assegnare un esercizio di matematica o una lettura di italiano è svilente. I problemi di sovraccarico degli studenti non si risolvono bloccando i server del registro elettronico alle ore 14:00, ma restituendo centralità al dialogo tra scuola e famiglia e, soprattutto, fidandosi della sensibilità pedagogica di chi vive la classe ogni giorno.
CHE DIRE ? Apriamo un dibattito sulla problematica e gradiremo avere, a tal fine, i pareri dei nostri iscritti con l’invio di “brevi note”, come quella che pubblichiamo, da far pervenire a: [email protected]
Tutte le note saranno raccolte in un unico file e inviate al MINISTRO VALDITARA.